Programma

 

 

FESTA DEL VINO E

DELL’UVA FOGARINA

 

mostra mercato di

prodotti enogastronomici artigiani e del vintage

 

 

dalle ore 15.00 degustazioni di vini di fogarina

degustazioni guidate dai sommelier dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier), accompagnate dalle canzoni di Giovanna Daffini, di vino da vitigni di uva fogarina e di altri vitigni storici della provincia di Reggio Emilia.

I vini di fogarina provengono dall’Azienda agricola vinicola di Amilcare Alberici, e dalla Cantina Sociale di Gualtieri.

 

ore 17.00 spettacolo musicale di Federico Berti

 Federico Berti eclettico musicista, cantante, scrittore e illustratore da diversi anni è impegnato nella ricerca sui cantastorie e sul loro repertorio proprio per continuarne e innovarne la tradizione.

 Il fogarina è un vitigno storico dell'Emilia-Romagna, noto soprattutto per la popolare canzone del folklore italiano L'uva fogarina. La denominazione "Fogarina" deriverebbe dalla capacità del vitigno di mettere fuoco e vigore a vitigni più scadenti. Come discendenza sembra che derivi dalla vitis lambrusca citata anche da Virgilio

 

 

 

 

 

UVA FOGARINA

 

Uva Fogarina, alla riscoperta di un vitigno della memoria

“Oh com’è bella l’uva fogarina

 oh come è bello saperla vendemmiar  

a far l’amor con la mia bella

 a far l’amore in mezzo al prà”

.

Moltissimi ricorderanno questi versi, che costituiscono il ritornello di una delle più note canzoni del folclore italiano. Solo pochi, invece, ricordano il vino che si produceva con questo vitigno, ormai relegato in pochi vecchi filari “a piantata” della pianura reggiana.

Proprio per evitare che questa antica varietà di uva scompaia, la Cantina Sociale di Gualtieri e le istituzioni locali (Comune e Provincia di Reggio Emilia), hanno chiesto l’intervento del Crpv per verificare l’attuale diffusione del vitigno, impostare vigneti sperimentali per valutarne la produzione e iniziare un’opportuna strategia di valorizzazione enologica e commerciale.

Un po’ di storia...

La Fogarina intorno al 1920 era un vitigno importante per l’Emilia-Romagna, ed in particolare per il Reggiano. Sul piano istituzionale, però, non seguì l’iter per arrivare al riconoscimento come varietà ealla sua iscrizione al Registro nazionale delle varietà di viti, sebbene intorno al 1960 Cosmo e Polsinelli scrivessero una dettagliata descrizione ampelografica del vitigno.

A documentare il posto di rilievo della Fogarina in Emilia - Romagna all’inizio del XX secolo si può citare l’elenco delle principali varietà di uva coltivate nelle varie regioni d’Italia, curato da D. Cavazza e pubblicato nella “Nuova Enciclopedia Agraria Italiana” (1923). Oppure un articolo di G. Toni, apparso nel 1927 su “L’Italia Agricola”, che tratteggia piuttosto bene la situazione della viticoltura emiliano-romagnola. Dopo Ancellotta, scriveva Toni, la varietà più coltivata in provincia di Reggio Emilia è proprio la Fogarina, “... vitigno di grande produzione che dà un vino ricco di acidità fissa e volatile, usato da taglio per dare vivezza di colore e serbevolezza. Nei comuni di Gualtieri, Boretto, Brescello, questo vitigno raggiunge l’80 per cento e, come l’Ancellotta, è sparso un po’ in tutta la provincia e nelle province limitrofe”.

Viene chiamata anche Fogarina di Gualtieri, perché il comprensorio di questo comune rappresenta l’area storica di diffusione di questa uva che, secondo il Bellini, fu scoperta casualmente nel novembre del 1820 da un certo Carlo Simonazzi, nell’area golenale del Crostolo, mentre stava pescando. Egli fu colpito da una vite molto rigogliosa che portava numerosi grappoli ancora straordinariamente sani vista la stagione avanzata.

In uno scritto del Mossini di Guastalla (1905), invece, si legge che la Fogarina sarebbe stata trasportata“qualche secolo fa, da un’alluvione del Po in un bosco guastallese dettoFog arin, da cui il nome. Ma, secondo Jacopo Ravà, la denominazionedi «Fogarina» deriverebbe dal fatto che questa uva è capace di dare vigore, fuoco, alle altre uve più scadenti, le quali da sole darebbero vini fiacchi e poco serbevoli”

Il bacino di diffusione

Anche se circa le origini del vitigno permangono ancora ragionevoli dubbi, la sua diffusione è invecestoricamente documentata. Fu infatti Domenico Rossi, un agricoltore di Gualtieri convinto dei pregi di questa uva, a promuoverne la coltivazione tramite l’innesto, tanto che gli enti locali del Reggiano hannoincaricato il Crpv di valutarne la diffusione e allestire prove sperimentali per stimarne la produttività.

Obiettivo: la valorizzazione enologica e commerciale.Nel 1924 nel comune di Gualtieri si producevano circa 50 mila quintali di Fogarina. Col tempo questo vitigno si diffuse anche nelle province di Modena e Mantova, arrivando fino in Romagna, tanto che nel volume “La vite, l’uva e il vino dei nostri vecchi” del Manzoni (1977), alla voce “Fogarina, Fugarina” si legge: “Gli studiosi di viticoltura hanno dato diverse versioni sulla nascita di questo vitigno, oggi quasi totalmente scomparso dalla Romagna, ma ancora diffuso nel Reggiano, nel Modenese, nel Mantovano e nel Veronese. Per le caratteristiche descritte potrebbe essere anche pronipote di quel Focarino così avidamente bevuto nel Medio Evo. Infatti l’uva Fogarina è dolce quando è ben matura, molto produttiva e dà un vino frizzante di color rosso violaceo di sapore asciutto e acidulo che ai nostri tempi serve quasi esclusivamente per dar colore agli altri vini poco colorati. Viti di uva Fogarina, oggi come ieri, vengono piantate vicino ai capanni e alle tese di caccia per la pastura degli uccelli «da brocca», essendone questi volatili molto ghiotti”.

A proposito del Focarino, sempre il Manzoni ci dice che si trattava di un vino acidulo di colore rosso-nerastro che, in inverno, veniva mescolato con miele e venduto caldo nelle bettole romagnole già ai primidel 1500. Difficile dire se si trattava dello stesso vitigno, ma se così fosse la Fogarina sarebbe stata presente in Emilia-Romagna in tempi molto antichi, suscitando un buon apprezzamento soprattutto in termini di sanità delle uve e colore del vino.

-Principali descittori individuati nel vino ottenuto da uva Fogarina.

VISTA

Colore rosso violetto intenso,

con spiccati riflessi violacei

OLFATTO

Fiorale (generico, senza nessuna descrizione)

Speziato (senza nessuna specificazione)

Fruttato, in particolare bacche (ribes) e drupe a polpa rossa (ciliegia)

Sono state individuate anche note di caramellizzato e leggere note

vegetali (in particolare erbaceo fresco, peperone).

GUSTO

Acidità: media

Astringenza: media

Struttura: da debole a media

Amaro: non è risultato rilevante

Persistenza:

media (da 4 a 7 secondi)

 

 

 

 

 

Federico Berti

eclettico musicista, cantante, scrittore e illustratore ha raccolto il testimone dai cantastorie emiliani attivi nella seconda metà del Novecento. Con il suo bagaglio di strumenti da suonabanda, o come direbbero i buskers “one man band” è attivo nei mercati e nelle piazze dell'Appennino bolognese in particolare nella zona di Monghidoro. Laureato al DAMS di Bologna, figlio d'arte, il padre Mario era un cantante folk degli anni Sessanta, Federico Berti da diversi anni è impegnato nella ricerca sui cantastorie e sul loro repertorio proprio per continuarne e innovarne la tradizione. Nel 2005 anche grazie a questa sua attività ha vinto il primo premio alla 11ma edizione del concorso nazionale “Giovanna Daffini” per testi inediti da cantastorie con la motivazione:” per il testo “Fantasmi in galleria”, interessante esempio di narrazione tradizionale perfettamente inserito nel terzo millennio con motivi e temi che presuppongono ricerca sul campo e impegno politico senza compromessi”.

L'ultima produzione di Federico Berti dal titolo “L'asino, il leone e la colomba”è la conferma di quanto scritto nella motivazione del premio, un lavoro accurato di ricerca raccolto nel ricco libretto che accompagna il CD e negli undici brani eseguiti insieme al contrabbassista Gabriele Ronda e a Giuliano Piazza, fisarmonicista e cantastorie lui stesso, figlio del celebre Piazza Marino, il poeta contadino caro anche a Francesco Guccini.

Una approfondita disamina sulla figura del canzonettista, così si definivano fino al 1954 i cantastorie del nord Italia, apre il libretto. Seguono altri interessanti articoli che toccano aspetti, personaggi ed argomenti al confine tra realtà e leggenda, storie e miti che spaziano dal suo Appennino a lontane terre africane.

Le sonorità dei brani del CD, in gran parte composti dalla stesso Berti, si espandono dalla musica da ballo al folk e naturalmente alla musica tradizionale dell'Appennino bolognese. Musiche e balli che ancora oggi grazie all'Associazione “E bene venga Maggio” sono vivi e presenti tra la gente della montagna, ma non solo.

La prima traccia è la Polca dei Mercati, descrive i luoghi dove in passato erano presenti i cantastorie, segue il Tango del Cellulare ispirata ad un tema classico del repertorio dei cantastorie: l'orologio. Un motivo ricco di doppi sensi e allusioni che Berti ha attualizzato sostituendolo con il cellulare. Anche Franco Trincale, cantastorie siculo – milanese, negli anni passati aveva trattato in una suo brano satirico, l'utilizzo del cellulare con una innovativa carica ….corporale per il risparmio energetico.

Nel Cd non mancano “i fatti”, le composizioni con le quali i cantastorie facevano conoscere gli avvenimenti anche nei più remoti paesi e che Federico attualizza in: “Fantasmi in Galleria “ riguardante la strage sul terno Italicus del 4 agosto 1974, e Ca' dei Santoni, episodio riferito alla Seconda Guerra Mondiale.

Altre canzoni presenti nel Cd sono Non si può fare di Giuliano Piazza, Fame e pellagra che tratta del tradimento delle speranze nate tra le classi subalterne con il Risorgimento, un contraltare alla retorica con la quale sono stati da poco celebrati i 150 anni dell'Unità d'Italia,Prilla di qua e in conclusione la Beguine amorosa. Alcuni pezzi sono stati scritti da due tra i più importanti cantastorie del Novecento: Lorenzo de Antiquis e Marino Piazza. Berti interpreta questi brani gettando un ideale ponte tra due generazioni, un omaggio a questi maestri di un antica tradizione che oggi si rinnova nelle sue composizioni.

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