COMUNICATO STAMPA

FILOS FILOS

φίλος filos 

Fierucola dell’Avvento

Festa del consumo critico e degli stili di vita sostenibili,

 festa del mercato equo e solidale, festa dei dolci di fine anno,

festa dei presepi, dei regali, festa delle storie

Comune di Gualtieri

Santa Vittoria

Palazzo Greppi, Teatro del Popolo

domenica 18 dicembre 2016

 

 

 

φίλος  
 

Nella lingua greca, l’amore può essere classificato come eros, philos, o agape. Ognuno è dipendente dal tipo di rapporto che le persone vivono nell’amore.

 

L’ Eros è il più noto e avviene sempre tra due persone. La prima delle tre classificazioni vale per le relazioni romantiche tra gli esseri umani. L’ Eros, o l’amore erotico, si verifica quando l’attrazione fisica e sessuale portano gli manti a stare insieme fisicamente. Essa provoca le scintille proverbiali, e porta a diventare sentimentalmente o sessualmente coinvolti

Il Philos, è la seconda delle tre classificazioni dell’ amore in lingua greca e nella filosofia. Esso è più comunemente chiamato “amore fraterno”. Tuttavia, questo non significa che i rapporti formati da esso avvengano solo tra maschi o in famiglie biologiche. Invece, il philos significa un senso di parentela, condividendo la propria vita profondamente. Questo potrebbe essere un compagno di vita o semplicemente un buon amico o la persona da cui si è imparato a fidarsi.

La finale delle tre classificazioni è l’Agape. Esso è diventato ampiamente compreso in ambienti cristiani come il perfetto amore che Dio ha per la creazione espresso nel versetto 3:16 di Giovanni. L’ Agape è l’unico amore veramente perfetto e incondizionato, non può essere realizzato da persone l’ uno per l’ altra, siccome le persone sempre pongono dei limiti sull’ amore in qualche modo. La perfezione trovata in Dio nella creazione, resta quindi in ogni quadro, come l’esempio a cui l’umanità dovrebbe aspirare.

 

Non occorre essere santi od eroi per mettere in pratica nuovi stili di vita. E’ sufficiente essere semplici cittadini, responsabili e solidali. La vita giornaliera è fatta di tante azioni e scelte. E’ il quotidiano la fonte del cambiamento dove possiamo incontrare tante opportunità per dare inizio a nuove prassi che portino a stili di vita più sobri, equi e felici.

 

I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica.

I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo a un livello personale per passare necessariamente a quello mano per stendardo con scritta piccolo comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali.

Gli obiettivi

    Nuovo rapporto con le cose: da una situazione di servilismo alla relazione di utilità, dal consumismo sfrenato al consumo critico, dalla dipendenza all’uso sobrio e etico.

    Nuovo rapporto con le persone: recuperare la ricchezza delle relazioni umane che sono fondamentali per la felicità ed il senso della vita, costruire rapporti interpersonali non violenti e di profondo rispetto della diversità, educare all’alterità non come minaccia ma come ricchezza, superare la solitudine della vita urbana con la bellezza dell’incontro e della convivialità.

    Nuovo rapporto con la natura: dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre terra”, dall’uso indiscriminato alla responsabilità ambientale.

    Nuovo rapporto con la mondialità: passare dall’indifferenza sui problemi mondiali alla solidarietà e responsabilità, dalla chiusura e dal fondamentalismo all’apertura e al coinvolgimento, dall’assistenzialismo alla giustizia sociale, dalle tendenze nazionalistiche all’educazione alla mondialità.

 

I tre livelli e il processo di azione

I nuovi stili di vita non intendono coinvolgere solamente la sfera personale della vita, ma devono allargarsi alla dimensione comunitaria

    a livello personale e familiare mediante pratiche e comportamenti quotidiani e possibili;

    a livello comunitario e sociale attraverso scelte e azioni collettive, coraggiose e profetiche, adottate dai vari settori della società civile;

    a livello istituzionale e sistemico mediante decisioni e delibere politiche (leggi, trattati, concordati, costituzioni…), che obbligano le varie istituzioni socio-economiche e culturali a scelte e cambiamenti strutturali.

Il processo di azione avviene mediante il movimento dal basso verso l’alto e non tanto il viceversa. Questa è la dinamica efficace dei nuovi stili di vita perché quando le nuove pratiche diventano azioni della gente e tanto più scelte di massa anche i vertici e le strutture delle istituzioni politiche ed economiche vengono coinvolti al cambiamento. L’altro dinamismo è la circolarità dell’azione: non esiste tanto la gradualità dei livelli ma la circolarità, ossia l’uno arricchisce e stimola l’altro in modo circolare.

Partendo dalla realtà, notiamo che la gente ha voglia di cambiare.

A partire dalla realtà del consumismo che ci consuma (iperconsumismo) che accelera i ritmi di vita. Nella, crisi sistemica di questi ultimi anni, c’é una forte accentuazione del fenomeno della depressione: aumenta il numero di coloro che prendono antidepressivi, specialmente per non essere licenziati.

Se l’economia uccide, bisogna cambiarla. Occorre recuperare la lentezza:l’arte di vivere meglio. Bisogna essere capaci di cogliere i segni di questo desiderio grande di cambiare che viene dalla base, dalla realtà.

Fra le conversazioni che Marcello Stecco, vicesindaco del comune di Gualtieri, codurrà,ci sarà quella con Fulvio Bucci, presidente della Cooperativa Sociale Ravinala .

La ravinala è una palma fatta a ventaglio, tipica del Madagascar. Letteralmente in lingua malgascia significa "foglia della foresta". È la prima palma che cresce dove è stata distrutta la foresta. Serve per costruire le casa dell’etnia Antaimoro. È la palma che disseta chi viaggia.

"IL MONDO È COME UNA GRANDE RISAIA:
IL LAVORO PORTA FRUTTO ATTRAVERSO LO SFORZO DI TUTTI".

In questo proverbio del Madagascar è racchiuso il senso della Cooperativa Ravinala.
che crede che solo lavorando insieme, popoli del sud e del nord del mondo, sia possibile cogliere il frutto che stiamo coltivando:un frutto di giustizia, un frutto di dignità, un frutto di PACE.
Facendo propri i principi del Commercio Equo e Solidale, Ravinala vuole essere strumento di sensibilizzazione e informazione presso il consumatore di un modo altro di costruire relazioni, dove a prevalere non è la logica del profitto ma della giustizia.

Le "origini"... 

Alberto Rossi, instancabile animatore reggiano della solidarietà e della pace, racconta per primo “un' idea”, un viaggio verso nord con Don Piergiorgio, la scoperta di strane botteghe (world shop),  luoghi in cui il vendere non è importante perché importante è creare luoghi di riflessione, punti d'incontro...

“L'idea” é il commercio equo e solidale.

Nel mentre il Centro Missionario Diocesano e Reggio Terzo Mondo , un'organizzazione non governativa (ONG) reggiana, riflettono non solo sull’aiuto ai paesi, ai popoli e alle chiese del sud del mondo, ma anche sulla denuncia degli stili di vita del cosiddetto occidente industrializzato, “il nord ricco”, e sullo sfruttamento economico e commerciale del Sud.

Contemporaneamente, anche in campo laico e politico, grazie soprattutto all’opera di Alex Langer, ecologista, politico e pensatore arguto, si inizia a parlare di cambiamento individuale di stili di vita, di conversione ecologica, di sostenibilità, di pace, giustizia, salvaguardia del creato.

Il gruppo di reggiani, allora, lancia l’iniziativa del commercio equo a Reggio Emilia, riuscendo a coinvolgere nella nuova avventura chi già operava per sostenere le missioni in modo tradizionale,  promuovendo l’artigianato.

Padre Aurelio, cappuccino, ed alcune dinamiche signore, sono i primi collaboratori del gruppo; insieme si allestisce un primo rudimentale magazzino in una cantina del centro storico e, successivamente, in una sala messa a disposizione dalla Curia Vescovile. 

E' un sogno che pian piano prende vita.

 

Il Commercio Equo e Solidale

Il Commercio Equo e Solidale, o Fair Trade, è una partnership economica basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità tra Nord e Sud del mondo attraverso il commercio internazionale.

Il Fair Trade contribuisce ad uno sviluppo sostenibile complessivo attraverso l'offerta di migliori condizioni economiche e assicurando i diritti per produttori marginalizzati dal mercato e dei lavoratori, specialmente nel Sud del mondo.

Il Commercio Equo e Solidale

Le organizzazioni del Fair Trade (FTOs - Fair Trade Organizations) che aderiscono a WFTO (WorldFairTradeOrganization), la federazione mondiale del commercio equo e solidale, sono coinvolte attivamente nell'assistenza tecnica ai produttori, nell'azione di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle istituzioni e nello sviluppo di campagne volte al cambiamento delle regole e delle pratiche del commercio internazionale.

WFTO definisce gli STANDARD, ovvero i criteri generali che gli operatori di commercio equo ad essa accreditati sono vincolati a rispettare, e un CODICE DI CONDOTTA condiviso, in un'ottica di verifica del corretto operato di tali organizzazioni e di trasparenza verso i consumatori e gli altri interlocutori.

Il Commercio Equo e Solidale risponde a importanti linee guida:

Garantire ai piccoli produttori nel Sud del mondo un accesso diretto e sostenibile al mercato, al fine di favorire il passaggio dalla precarietà ad una situazione di autosufficienza economica e di rispetto dei diritti umani

Rafforzare il ruolo dei produttori e dei lavoratori come primari stakeholders (portatori di interesse) nelle organizzazioni in cui operano

    Agire ad ampio raggio, anche a livello politico e culturale, per raggiungere una maggiore equità nelle regole e nelle pratiche del commercio internazionale.

Il seguente codice etico, cui tutte le Organizzazioni Fair Trade che aderiscono a WFTO (World Fair Trade Organization) devono attenersi, è stato elaborato per la prima volta alla Conferenza WFTO del 1995 tenutasi nel Meryland (USA).

1. Obiettivi delle Organizzazioni di Fair Trade

Il movimento del Commercio Equo e Solidale è un processo di sviluppo mediante il quale i produttori passano da una posizione di esclusione sociale ed economica ad una di autonomia ed efficienza, dalla vulnerabilità alla sicurezza e dalla povertà materiale alla capacità di generare reddito e capitale.

Mission istituzionale delle organizzazioni di commercio equo deve essere la riduzione della povertà attraverso il commercio. L’organizzazione deve promuovere e favorire lo sviluppo dei produttori poveri, svantaggiati, marginalizzati e le associazioni e le cooperative di queste realtà produttive.

2. Trasparenza e responsabilità

Le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale sono trasparenti in tutte le fasi dei processi organizzativi e produttivi, e responsabili del proprio operato verso tutti i portatori di interesse, compreso WFTO. La trasparenza e la responsabilità inoltre sono le direttrici principali dei rapporti commerciali con le altre organizzazioni appartenenti a WFTO.

L’organizzazione elabora appropriate modalità partecipative per coinvolgere i lavoratori e i gruppi di produttori nel proprio processo decisionale.

3. Pagamento di un giusto prezzo

I prezzi dovrebbero essere definiti per massimizzare il benessere dei produttori e delle loro famiglie e non il margine economico positivo, tenendo conto dei vincoli imposti dalle situazioni di mercato.

I produttori del Sud legati al commercio equo dovrebbero ricevere un reddito che è socialmente accettabile, tenendo conto di:

a.  i costi necessari per soddisfare i bisogni di base (alimentazione, vestiario , alloggio, accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria);

b.  i prezzi pagati ai produttori dovrebbero essere uguali o maggiori a quelli pagati per prodotti equivalenti nei mercati tradizionali;

c.  necessità di fornire un reddito che è uguale o maggiore al salario minimo ( o ai salari locali per mansioni equivalenti);

d.  corrispondere uguali salari a donne e uomini qualora questi svolgano mansioni equivalenti.

Le centrali di importazione del commercio equo pagano i partners del Sud immediatamente.

4. Protezione dei minori

Le organizzazioni di commercio equo che lavorano direttamente con strutture produttive del Sud poco strutturate forniscono analisi sul coinvolgimento dei minori nel processo produttivo e organizzano meetings per discutere le questioni legate al loro benessere fisico e mentale e incontri per analizzare i bisogni educativi e ricreativi.

L’eventuale partecipazione di minori al processo produttivo non deve influire negativamente sulla loro salute e crescita. L’eventuale partecipazione deve essere in linea con il rispetto della Convenzione ONU sui diritti del bambino e con le leggi e le norme sociali del contesto locale.

5. Migliorare la situazione delle donne

Le organizzazioni di commercio equo forniscono opportunità formative a donne e uomini per migliorare le loro abilità e competenze, e supportano attivamente le donne nella ricerca di lavoro.

Alle lavoratrici vengono forniti percorsi di crescita professionale; le donne sono incoraggiate ad assumere ruoli da leadership.

Le organizzazioni che lavorano direttamente con i produttori devono assicurare che il lavoro delle donne venga valutato e remunerato adeguatamente. Le donne sono sempre remunerate per il loro contributo al processo produttivo.

6. Condizioni lavorative

Le organizzazioni di commercio equo elaborano progetti e strumenti per i produttori partners affinché questi possano lavorare in ambienti sicuri e salutari, tenendo conto inoltre dei particolari bisogni ed esigenze delle lavoratrici in stato di gravidanza.

Ogni organizzazione che collabora direttamente con i produttori lavora affinché questi ultimi siano forniti sui luoghi di lavoro di acqua potabile, idonee condizioni igienico-sanitarie e strumenti di primo soccorso. Le ore lavorative giornaliere sono in linea con il massimo stabilito dalla normativa nazionale e dalla convenzione ILO (International Labour Organization).

7. Difesa ambientale

Qualora disponibili, le organizzazioni dei produttori utilizzano materie prime e imballaggi con il minor impatto ambientale possibile.

Parallelamente, le centrali di importazione del Commercio Equo e Solidale promuovono l’acquisto di prodotti fatti con materie prime e imballaggi a basso impatto ambientale, e incoraggiano i loro partners all’uso di tali materiali.

Le organizzazioni promuovono il rispetto dell’ambiente e l’uso di tecnologie eco compatibili.

8. Relazioni di lungo termine e accesso al mercato

Le organizzazioni promuovono lo sviluppo delle competenze dei produttori. Esse sviluppano specifiche attività di assistenza tecnica ai produttori e si impegnano a instaurare rapporti commerciali durature con i loro partners del Sud e del Nord.

Le organizzazioni si impegnano ad assistere i produttori per migliorare il loro accesso al mercato, estero, locale, del Commercio Equo e Solidale e di quello tradizionale.

9. Attività di lobbing e di sensibilizzazione

Le organizzazioni membre di WFTO promuovono la conoscenza del Fair Trade e la necessità di una maggiore giustizia nel commercio mondiale in particolare nei confronti dei produttori, dei lavoratori e dei consumatori.

Le organizzazioni partecipano nell’attività di lobbing a livello locale, nazionale e internazionale.

Altra conversazione con  Alessandra Campanini, architetto libero professionista dello studio Anima&Casa e presidente dell’Associazione BIOECOSERVIZI, da anni impegnata in progetti integrati di architettura sostenibile, bioedilizia, risparmio energetico, consulenze per percorsi di autocostruzione totale e parziale, laboratori e corsi di bioedilizia e tecniche naturali di costruzione e decorazione,  laboratori di apprendimento teorico e pratico delle tecniche in terra cruda e in particolare esecuzione della tecnica dell'intonaco in terra.

E’ stata coordinatrice  e docente in un progetto in sinergia con Politecnico di Torino, Associazioni della città di Torino che operano nel sociale nell'ambito della sistemazione di un locale nella casa di quartiere Cecchi Point. Il progetto coinvolgeva studenti del Politecnico, abitanti del quartiere, persone con disagio sociale. Si articolava in una serie di cantieri didattici per utilizzare materiali naturali a impatto zero mediante processi di autorecupero organizzato e assistito. Il fine era triplice: recuperare un locale ad uso di attività, laboratori e feste per famiglie e gruppi, coinvolgere le realtà del quartiere e le persone che utilizzeranno i locali, creare coesione sociale attraverso pratiche virtuose del "fare insieme" favorendo una relazione "affettiva", consapevole e creativa con i luoghi e tra le persone.

Altra conversazione sarà con Paolo Tortella della Cooperativa Sociale Lunezia

Dal 2007 la Cooperativa Sociale Lunezia ha sviluppato un’area dedicata alla formazione e alle politiche attive del lavoro attraverso la gestione diretta (fino al 2014) dello Sportello Lavoro del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova.

Dal 2014 Lunezia tramite il suo consorzio Light di Milano è ente accreditato presso la Regione Lombardia per le “attività di progettazione ed erogazione di servizi al lavoro” e ha creato uno Sportello per il Lavoro nel territorio del Distretto di Viadana che offre: accoglienza e percorsi specialistici di orientamento, incontro domanda/offerta, formazione e aggiornamento, scouting aziendale, ricerca attiva e accompagnamento al lavoro.

Nel settore delle Politiche Attive del Lavoro Lunezia e il Consorzio Sociale Light erogano ai lavoratori, disoccupati e a rischio disoccupazione, servizi di orientamento e consulenza al fine di individuare un’adeguata collocazione lavorativa, anche attraverso percorsi di formazione professionalizzanti.

La Cooperativa Lunezia, oltre al l'accreditamento regionale per i Servizi al Lavoro, si è accreditata presso il Consorzio Pubblico Servizi alla Persona del distretto di Viadana e fornisce servizi su tre ambiti:

- Educativa disabili;

- Case management;

- Consulenza psicologica.

È inoltre in corso l'iter di accreditamento per un servizio di formazione all'autonomia per disabili (SFA) che avrà sede nel Comune di Pomponesco (MN).

Le finalità prevalenti del Servizio Educativo Disabili sono quelle di:

• favorire l'acquisizione di abilità ed autonomie;

• promuovere lo sviluppo delle capacità residue e favorire, ove possibile, un

miglioramento delle condizioni di benessere e di relazione delle persone; • promuovere l’inclusione nel contesto sociale e lavorativo.

Le conversazioni saranno intervallate da brani musicali eseguiti dal polistrumentista Paolo Simonazzi (ghironda, organetto, diatonico, mandolocello) fondatore  nel 1998 di D’Esperanto Quintet . Il gruppo ripercorre le melodie e le danze delle radici dell’Appennino emiliano per ricollegarsi alla comune matrice dell’Europa occidentale.Tra gli strumenti utilizzati anche la “Piva dal Carnér” (letteralmente la “cornamusa col sacco”), l’ultima espressione della cornamusa in Emilia, largamente usata fino al 1600 nella regione, per venire poi abbandonata con l’avvento del violino. Continuò invece ad essere usata nelle valli del parmense e del piacentino, dove la sua voce rieccheggiò fino agli inizi del secolo. E’ proprio da queste valli, con un appassionato lavoro di ricerca, che il gruppo attinge un ricco repertorio di danze tradizionali e canti (ballate epico-narrative). Gli arrangiamenti del gruppo si avvalgono di una ricca strumentazione che accosta strumenti quasi millenari come la ghironda e la cornamusa all’oboe, il violino, la viola e l’organetto (fisarmonica diatonica).

Altro momento importante sarà la presentazione del libro di Pina Tromellini

L’ARTE SVELATA IN LUOGHI INSOLITI

ascoltare lo sguardo, fissare le parole

13 artiste si raccontano

Attraverso la voce narrante di dell’attrice Mirella Gazzotti accompagnate dalla chitarra di Anna Vezzani

 E’ possibile reinventare un cammino artistico, al di là delle istituzioni tradizionali se si creano obiettivi forti e provocatori all’interno di professionalità codificate nel tempo. La Cultura ha bisogno di rompere alcuni schemi per riacquistare quella forza di cui parlava Maurice Béjart quando sottolineava che l’arte deve vivere nelle strade, nelle case e nella vita. Solo così la Cultura riuscirà ad occupare spazi che oggi privilegiano l’Economia, la Finanza e la Politica. La creatività appartiene all’umano e deve riemergere nella quotidianità.

Al cospetto di un’opera, chi ne fruisce si trova di fronte ad un mistero: tante sono le domande che ne scaturiscono ( oppure neppure una in quanto l’arte si consuma in grande silenzio).

Che cosa ha voluto dire l’artista?

Quali pensieri l’hanno condotto a tale risultato?

Quali i maestri, quale contesto sottendono all’opera? Ecc

Raccontare e raccontarsi costituisce per un artista un valore aggiunto che colloca il suo lavoro in una dimensione umana e comunicativa: il piacere di narrare la propria opera dovrebbe rappresentare una tappa importante di un percorso artistico.

PERCHE’ ARTISTE DONNE

Per restituire loro una visibilità di cui sono state private nella storia. Oggi le donne si dedicano all’arte con quella cura che appartiene alla loro natura e con la competenza di chi è abituata a unire saperi, emozioni, affetti, eventi, gioie e dolori.

13 artiste narrano storie intessute di fatiche e ricerca, di approfondimenti e di distacchi, di

accadimenti e di ritorni.

I LUOGHI DELLE NARRAZIONI

Sono solo alcune ipotesi alle quali se ne possono aggiungere altre: una lavanderia, una serra, una casa, un B&B, un’officina, un’atelier ed altro, da ricercare insieme in quanto ogni luogo richiama la specificità dell’artista. E’intrigante che l’arte si insinui in luoghi altri così da moltiplicare il piacere dello svelamento che si intreccia con il desiderio di conoscere e di farsi ascoltare.

 

filos

Nelle lunghe e fredde serate invernali, quando il lavoro dei campi era reso impossibile dalla neve e dal freddo, prendeva l'avvio quello che poteva dirsi un rito: "Al filos".Era questo uno dei momenti essenziali della vita contadina d'un tempo. Momento raccolto e disteso che durava lungo tutta la stagione invernale. Le tenebre, che nella cattiva stagione scendevano presto, invitavano intere famiglie a riunirsi attorno al fuoco e la casa, ove di volta in volta si svolgeva "al filos", diventava come un'oasi sicura per grandi e piccoli. All'incerta luce di qualche povera fonte luminosa, che spesso emanava poco piacevoli effluvi di carburo o petrolio, si scopriva la gioia dello stare insieme, del comunicare. Si parlava un po' di tutto: di fatti recenti e remoti, vicini e lontani. Storie vere di gente che moriva, si sposava, si fidanzava, si lasciava, partiva. I vecchi riandavano con la memoria agli anni del servizio militare e raccontavano le più impensabili avventure. Poi, mano a mano che la sera avanzava, uscivano le storie fantastiche popolate di "strie", di spiriti, di folletti, di luoghi nei quali "ci si sentiva", di morti riapparsi.

Ma il filosso era anche momento di cultura: ci si scambiavano pareri sui lavori, sulle compere, sulle leggi che di volta in volta uscivano, si commentavano i fatti nazionali più importanti che qualcuno aveva avuto occasione di conoscere. Si tramandavano proverbi, modi di dire, filastrocche, canti, preghiere, usanze, tradizioni. Verso le dieci il filosso s'andava spegnendo e poco a poco qualcuno, prendendo la seggiola che di solito si portava da casa, dava la buonanotte e rincasava. La sera successiva, magari in un'altra abitazione, riprendeva questo rito ch'era sì occasione di chiacchiere e pettegolezzi, ma che in realtà aveva una funzione importante, quella di stringere le famiglie del villaggio in un vincolo di amicizia e solidarietà che rendeva le comunità omogenee.

Così nei momenti di bisogno, nella gioia come nel dolore, nessuno si sentiva solo, perché la gioia di uno era gioia di tutti e al dolore del singolo tutta la comunità prendeva parte.

A dare voce al filos  di domenica pomeriggio a Santa Vittoria, nel Teatro del Popolo, provvederà Sergio Subazzoli che attraverso filastrocche, aneddoti e poesie ci porterà con il ricordo nel secolo passato tra guerra e dopoguerra. Sono i ricordi di una generazione solida, tenace e orgogliosa che ha saputo risollevarsi dopo la guerra e che, nonostante i sacrifici, ha trovato – talvolta – il tempo e il modo di sorridere.. L’intento è quello di conservare i valori, gli esempi di vita utilizzando la lingua dei poveri: il dialetto. 

Sergio Subazzoli è nato nel Comune di Novellara il 29 Maggio del 1934, in una famiglia di contadini che lavorava un podere della Tenuta Riviera, nella frazione di San Bernardino. E’ vedovo, ha due figli e tre nipoti. Vive tuttora nella cittadina emiliana. Dopo le scuole elementari frequenta i tre anni delle scuole di avviamento professionale e comincia subito a lavorare come bracciante agricolo, poi come scariolante, aiuto casaro e banconiere dello spaccio cooperativo della frazione di San Bartolomeo e, infine, come tecnico in un’azienda specializzata. Nel 1972 ha conseguito il brevetto di pilota per aerei leggeri. Dal 1990 si è ritirato dal lavoro dedicandosi a diverse attività, di cui la più importante è l’animazione di un laboratorio di intreccio per la fabbricazione di borse e l’impagliatura di sedie, in cui continua il lavoro appreso dalla madre. Nel 1999 è stato eletto nella lista “Novellara oltre il 2000” diventando consigliere comunale. Una passione continua è stata la scrittura dialettale di racconti e poesie, con svariate comparizioni su diverse pubblicazioni, e nell’editare la prima raccolta organica “Quand al dialèt l’era ‘l pan di povrèt”.

Sotto i portici di Palazzo Greppi Massimo Montanari  con I RACCONTI DI NONNA ASINA riprenderà la tradizione del filos per i più piccoli. Sono racconti che Massimo Montanari propone ai bambini, ricreando un contesto narrativo che richiama il passato e le tradizioni sui racconti orali dei viandanti. Nonna asina è una vecchia somarella che ospita i piccoli ascoltatori di storie nella sua stalla o nel suo cortile.Disposti a cerchio intorno all'asina potranno ascoltare i racconti della tradizione popolare e le storie più sconosciute, interagendo attraverso un dialogo diretto con il narratore.
Nonna asina è sempre attenta e ascolta quello che i bambini vogliono raccontare a loro volta. Massimo, con tabarro e cappellaccio (quasi un viaggiatore dei tempi passati) riunirà i bambini a sedere in un cerchio di balle di fieno, accompagnato da un asino e lì racconterà le sue storie.

programma

CONVERSAZIONI con

Fulvio Bucci, Alessandra Campanini, Alfredo Miti, Paolo Tortella, Avio Zecchetti ed altri rappresentanti di associazioni

conduce Marcello Stecco, vicesindaco di Gualtieri

FILOS

Il tempo dei padri

Sergio Subazzoli raccontando storie di cultura contadina e paesana ritrarrà poeticamente una generazione solida che ha costruito con la tenacia ed il lavoro l’orgoglio del nostro paese

Le storie di nonna asina 

racconti intorno agli asini, seduti su balle di fieno: una piccola fattoria letteraria per ascoltare le fole e le “cantastoriate” reggiane della tradizione popolare 

Massimo Montanari asinaro e scrittore di libri per bambini accompagnato da due asinelle anima lo spazio dedicato all'ascolto con la magia ritrovata del FILOS

 

INTERMEZZI MUSICALI

Il polistrumentista Paolo Simonazzi tradurrà in musica

alla piva , alla cornamusa ed alla ghironda antiche ballate dell’Appennino

PRESENTAZIONE

del libro di Pina Tromellini

L’ARTE SVELATA IN LUOGHI INSOLITI

Ascoltare lo sguardo, fissare le parole

 

Narrazione in voce di libro delle artiste protagoniste

dell’Arte svelata

 

voce narrante Mirella Gazzotti, attrice

musiche di Anna Vezzani, maestra di chitarra

proiezione delle opere delle artiste:

Alessandra Ariatti, Giorgia Beltrami, Sonia Benevelli, Francesca Bernardini, Alessandra Binini, Veronica Borghi, Antonella De Nisco, Silvia Ghirelli, Barbara Giavelli, Mirca Lazzaretti, Laura Matano, Sabrina Rigoni, Anna Vezzani

 

 

MERCATO

mercato eco solidale,

mercato di prodotti enogastronomici,

di artigianato e del vintage

INTERMEZZI GOLOSI

vin brulè

offerto dall’Associazione Commercianti di Santa Vittoria

 

 

 

Filos Filos è curato da Vitaliano Biondi di Arvales Fratres con Alessandra Campanini e Armando Nocco

 

www.gualtierieventi.it               

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Non occorre essere santi od eroi per mettere in pratica nuovi stili di vita. E’ sufficiente essere semplici cittadini, responsabili e solidali. La vita giornaliera è fatta di tante azioni e scelte. E’ il quotidiano la fonte del cambiamento dove possiamo incontrare tante opportunità per dare inizio a nuove prassi che portino a stili di vita più sobri, equi e felici.

 

 

 

 

Contatti

potete contattare

arch.Vitaliano Biondi

ARVALES FRATRES

viale Isonzo, 20

42121 Reggio Emilia

tel. 0522 922111

fax 0522 015154

e mail officinageo@gmail.com

 

 

Armando Nocco

cell. 370 3404849

WhatsApp 3483315809

armando.n@alice.it

 

 

 

 

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